Perché medicina e territorio

Oggi il territorio, a parole, é al centro dell'attenzione dei politici e degli amministratori del Servizio Sanitario Nazionale. La medicina generale, da sempre alla prese con le criticitá del "territorio", dovrebbe essere il fulcro di tutto. Questo blog , perciò, vuole porsi come luogo di stimolo, di controllo, di esposizione dei fatti e di opinioni di parte (la medicina generale). Vuole interagire con quanti, interessati da questa "riforma" , vogliono condividere le proprie aspettative ,le proprie ansie , le proposte ,le denunce e non sono disposti ad essere considerati come semplici pedine. PARTECIPA SU FACEBOOCK (https://it-it.facebook.com/ ); ISCRIVITI AL GRUPPO " MEDICINA DEL TERRITORIO" SEGUI SU TWITTER : @Med_Territorio

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domenica 12 febbraio 2017

Quando la politica la fa da padrona. Considerazioni in merito alla situazione sanitaria e del mondo medico.

Ultimamente mi accorgo che il mondo medico sta navigando a vista, diviso e senza una visione strategica. Ormai lo spazio per delle proposte serie e concrete, complice anche l’assenza di politici all’altezza della situazione, si riduce solo a delle roboanti prese di posizioni e enunciati di principio che lasciano il tempo che trovano. Tutto si riduce ad una inutile difesa delle singole categorie mediche. Nella sanità socializzata che , in ottemperanza al dettato costituzionale, dovrebbe garantire una equità di accesso alle cure e una efficace prevenzione, questa situazione lascia solo campo libero alla peggiore politica sanitaria e clientelare. Politica che pesa l’intervento in sanità con il solo orizzonte temporale dell’utilità elettorale spicciola. Lo si avverte ormai un po' dappertutto e particolarmente nelle regioni in regime di rientro, dove, al di là delle prese di posizioni a beneficio dei media , tutto si muove affinché nulla cambi. Una situazione di caos “programmato” di tutti contro tutti dove prosperano i soliti noti e non si vede un disegno coerente e uniforme , teso alla programmazione e alla garanzia dell’accesso alle cure con efficacia ed efficienza. È un continuo rincorrersi di “emergenze” che sono l’alibi, ormai ,eterno a questa situazione paludosa dove si muovono diversi interessi. La nostra Categoria è caduta con tutte le scarpe in questa trappola e,ciascuno, per propria parte contribuisce a questo scenario. Infatti le singole rimostranze dei dirigenti , piuttosto che dei convenzionati e dirigenti del territorio, ciascuna presa nel suo contesto, potrebbero apparire sacrosante e condivisibili. Però, qui casca l’asino! In questo modo , mettendo gli uni contro gli altri , ospedale contro territorio, non si fa che il gioco di chi in questa palude ci guadagna in tutti i sensi; tanto alla fine sono sempre i medici e gli operatori sanitari quelli chiamati a risponderne. Bisognerebbe prendere coscienza che il problema sanità non si esaurisce nella programmazione sanitaria delle regioni e nemmeno nel finanziamento “tout court”, ma in una visione di insieme coerente con gli obiettivi da perseguire che sono ,principalmente, quelli di garantire un’ accesso efficace alle cure in un contesto di “integrazione” fra i diversi livelli che sia indirizzata agli obiettivi. In una parola il territorio e l’ospedale dovrebbero essere funzionalmente integrati per poter garantire una presa in carico dei pazienti che ne abbiano bisogno. Quindi attrezzare il territorio in maniere efficiente con mezzi , non nuove sovrastrutture burocratiche inutili, in grado di supportare le capacità diagnostiche e terapeutiche in modo da consentire una reale presa in carico delle cronicità, che sono la vera “emergenza” della nostra civiltà dove l’età media si è, per fortuna , innalzata. Ma , dove d’altro canto sono aumentate le polipatologie e le comorbidità. Non attrezzare il territorio con degli investimenti in tal senso, è suicida e miope al tempo stesso. Perché, al di là dei rituali titoli "scaldalistici" della stampa sugli accessi nei PS nei, pevedibili, picchi dei periodi influenzali o durante le festività , resta assolutamente senza risposta la mancanza di mezzi che i medici e gli operatori del territorio ( dirigenti e convenzionati) lamentano e che non li mettono in condizione di prendere in carico effettivamente i pazienti cronici. Questo si riverbera , inevitabilmente, nell’affollammento nei PS che, invece, dovrebbero affrontare le vere urgenze. Non rendersi conto di questo, o peggio, fare da scaricabarile, non solo non allontana il maggior carico di lavoro, ma incattivisce i rapporti con l’utenza che viene indotta a credere che i siano gli operatori il vero problema; mentre invece è il fallimento della programmazione politica del territorio il vero artefice di tutto questo! Dovremmo, a mio avviso, fare fronte comune e chiedere alla politica quello che deve fare : risolvere i problemi prendendosi le proprie responsabilità. Dunque: attrezzare il territorio, investire in mezzi, non in inutile burocrazia, integrare il territorio con l’ospedale in modo da mettere in condizione il primo di fare il proprio lavoro e il secondo di intervenire laddove serve ;cioè nelle vere urgenze! Per far ciò bisognerebbe smettere di ragionare per comparti stagni ( divide et impera, ricordate!) e aprirsi ad un sereno , franco e costruttivo confronto. Solo in tal modo possiamo mettere la politica di fronte alle proprie responsabilità e non consentirle di avere più alibi e, soprattutto, a non demotivare e ridurre quella che è la più nobile delle professioni ad un mero fattore di produzione sull'altare della politica spicciola. Purtroppo, come dicevo in apertura, non vedo segnali positivi in tal senso e si continua nel perpetuare tale tragico errore che svilisce , oltre che il sindacalismo medico, soprattutto la professione che, per chi la pratica con amore e passione, è costata anni di studio e di sacrifici che vengono inevitabilmente mortificati! Questo non può e non deve essere accettato. Tocca muoverci e tocca farlo con solerzia, nell’interesse della professione e della tutela della salute dei cittadini; tutela che , anche a causa di un medico demotivato e prigioniero delle logiche sopra descritte, viene inevitabilmente indebolita.
Io ci credo ancora.

martedì 26 aprile 2016

Atto di indirizzo : le insidie e le verità nascoste





Sto al gioco di quanti esaltano le recenti "novità" dell'atto di indirizzo. Provo a ragionare.
H16 . Un falso mito.
Al momento fra studio di giorno, notte e festivi, mi sembra che ci sia una copertura, di fatto, h24. Forse attrezzando meglio i medici di giorno e quelli in turno di notte, si sottrarrebbe l'alibi all'accesso al PS . Magari potendo interagire in tempo reale con la specialistica ambulatoriale e incentivando "interventi medici e chirurgici a basso impatto" si potrebbe risolvere gran parte delle "piccole" urgenze.
Più lavoro alla C.A.; altra chimera :
Con l'attuale accordo nazionale vigente, é possibile aumentare le ore settimanali fino a 38 ore con gli accordi regionali. Certo che con la proposta di ridurre le otto ore notturne si risparmiano un mare di soldi. Così si tolgono dal portafoglio della medicina generale delle risorse che giá esistono per girarle ad un aumento di orario che giá è possibile fare! Ma, dico, ci prendono per scemi? Dalle mie parti si chiama "gioco delle tre carte.
Il paziente trova sempre aperto uno studio o un medico: altro falso mito.
Bastava implementare le medicine di rete e gli studi di medicina di gruppo, giá esistenti ( e chissà perchè limitati da assurde percentuali) facendoli attrezzare e mettere in rete, senza bisogno di creare altre strutturazioni ( AFT e UCCP) che prevedono anche le "nuove figure" dei capetti, pagati sempre con i soldi nostri ( ricordate : isorisorse).
118 ed auto mediche dalle 24,00 alle 08,00
 : altro mito. Infatti se é vero che esistono le auto mediche, è pur vero che il medico in turno al 118 ( quasi dappertutto dipendenti) deve muoversi per fare un intervento da guardia medica: e se, nel frattempo, si necessita di un intervento da "ambulanza"? E soprattutto, la fatidica domanda: con l'organico ridotto a pezzi, e senza concorsi in arrivo, potrá il 118 sopportare un carico di lavoro supplementare, senza creare macroscopici disservizi?
Il segretario FIMMG può dire quello che vuole. Una cosa, però, resta ferma. Se l'Atto di indirizzo, come afferma a chiare lettere, prevede le isorisorse , cioè lo stesso plafond economico del 2010 , allora non vedo tanto spazio per ulteriori e investimenti in efficienza del sistema. Al massimo i soldi, risparmiati dalle 24,00 alle 08,00, basteranno per dare lo stipendio ai capetti e per "coprire a malapena l'aumento delle ore per gli ex guardisti". Tutte le cose "perfettibili" ( come il segretario FIMMG definisce l'Atto di indirizzo) richiedono soldi e, sempre, ci si é trovati di fronte al dilemma: volete qualcosa in più ( ferie, tredicesime, ecc)? La risposta : pagatevelo! ( cioè rinunciate a qualcosa) E vi ricordo che il contributo ENPAM aumenterá solo a nostre spese. Lo Stato non dará un centesimo in più , in ossequio al fatto che  siamo liberi professionisti! E noi dovremmo dare credito a questi "venditori di fumo"?
Scusate, ma , ormai, abbiamo raggiunto il fondo!

sabato 26 marzo 2016

Atto di indirizzo: ecco servita l'apertura della politica, dalla pacca sulle spalle al "calcio in culo"!



Reso noto l'atto di indirizzo,  licenziato dal Comitato di Settore della Conferenza Stato - Regioni. Per rinfrescare la memoria, ricordo che l'Atto di Indirizzo è la proposta di contratto messa , nero su bianco, dalla Controparte, sulla quale si va a trattare alla SISAC per il rinnovo della Convenzione.
Ebbene,  ricordate l'apertura della politica alle istanze del mondo della Sanità,  tanto osannate da Milillo (FIMMG) , che hanno indotto al posticipo dello sciopero di 48 ore,programmato per il 17 e 18 marzo, di sessanta giorni?  Se il risultato è quest'atto di indirizzo, ci sarebbe da scioperare da domani mattina!
In pratica, neanche una delle perplessità e delle osservazioni è stata presa in considerazione. Qualcuno diceva che non era tanto il lato "economico" che interessava (sic!) ma la consapevolezza che il governo aveva messo al centro dell'agenda la Sanità!
Non so che altro potevano farci. In pratica quest'atto di indirizzo sottrae soldi alla MG per finanziare le AFT e le UCCP, non non solo prevedendo che la parte variabile delle retribuzione vada, in parte, a finanziare le strutture, ma anche risparmiando soldi attraverso la chiusura delle guardie mediche dalle 24,00 alle 8,00, affidando il compito della guardia medica al 118 in quelle ore,sulla falsa riga di quanto fatto in Toscana. La stessa Regione dalla quale è partita la "crociata" contro l'intra moenia! Non c'è che dire: un bell'esempio di "ingegneria economica" , fatta sulla pelle dell'anello debole della MG ! La cosa, simpatica ( si fa per dire) è che, dopo aver sproloquiato di "integrazione" delle figure e degli operatori sanitari nel territorio, il documento  conclude che , per quanto riguarda il contratto degli specialisti non si può fare altro,in quanto è stato già chiuso !!!!
Avevo parlato di "pacca sulle spalle" nel precedente articolo sulla sospensione dello sciopero.
Bhe, mi ero sbagliato. Adesso si è aggiunto anche il calcio in culo!
Scusate il linguaggio, ma non vedo altra metafora più adatta ad illustrare la situazione.
P. O.

Ecco l'atto di indirizzo ( clikka per leggere)

venerdì 5 dicembre 2014

Tagli alla Sanità : confermati. Considerazioni "amare" di un cittadino, oltre che di un operatore.






Dal Sole 24 ore - Sanità on line la conferma dei tagli alla Sanità. Tagli lineari. Alla faccia delle dichiarazioni ufficiali.
Chi si illudeva che la Sanitá restasse fuori dai sacrifici, é servito. Colpisce, in tutto questo, la faccia tosta governativa che ribadisce l'assenza di tagli nel settore e che il Governo non aumenterá le tasse. É vero che le Regioni "subiscono" un diktat , ma é altrettanto vero che le prime dichiarazioni sono tutte rivolte a minacciare la sostenibilitá nell 'erogazione di beni, servizi e farmaceutica. Cioé , ancora una volta, a pagare saranno i cittadini sia con una riduzione delle prestazioni sia con un  aumento della pressione fiscale locale. Non sentono minimamente il bisogno di eliminare la politica nell'amministrazione spicciola della Sanitá, di tagliare ( con l'accetta) le consulenze esterne molto spesso pagate a peso d'oro, di mettere delle regole precise e rigorose nella gestione degli appalti. In una parola non si sente da nessuna parte , né si vede, un rigoroso e deciso passo indietro della politica dalla gestione della Sanitá. Questo si un taglio molto gradito. La politica faccia la sua parte nella programmazione, come é giusto che sia, ma esca fuori dalla gestione "tecnica" . Dia rigorosi parametri da rispettare e sorvegli che vengano rispettati, senza riguardo alle appartenenze. Sicuramente quei tagli governativi non si rifletterebbero sulla erogazione di beni, servizi e farmaceutica. In fin dei conti il SSN é nato proprio per erogarli i beni i servizi e i farmaci! Tutto quello che non serve a questo scopo puó essere tranquillamente eliminato sia in tempi di vacche grasse che, a maggior ragione, in tempi di crisi. Avremo mai degli uomini in grado di fare ciò? Cioè di "statisti"? Perchè di questi ci sarebbe bisogno. Di uomini che non guardano alle prossime elezioni, ma alle future generazioni; alle quali devono consegnare un Paese, finalmente libero da condizionamenti tesi a perseguire obiettivi di basso profilo. Al momento, purtroppo, devo constatare che degli " statisti ", nella nostra classe politica, non si vede neanche l'ombra. 
Lo SNAMI ha sempre denunciato questa deriva, anche in tempi non sospetti; indipendentemente da come la si pensi in tema di assetto della sanità. Da sempre ha denunciato l'uso politico che si fa  di un diritto riconosciuto dalla Costituzione. Purtroppo inascoltato. E la storia continua....
P.Orlando
Medicina del Territorio

mercoledì 20 agosto 2014

Assicurazione obbligatoria : Montefusco ( Benevento) : lettera agli iscritti


Benevento Arco di Adriano

Si segnala, sul sito nazionale, la lettera del collega Alfredo Montefusco, Presidente Provinciale Snami di Benevento a proposito dell'obbligo assicurativo per la Rc dei medici convenzionati.
Il collega punta il dito, giustamente, contro il sistematico tentativo di distruggere il Medico di Famiglia, anche attraverso leggi, come quella dell'obbligo assicurativo.
Aggiungiamo  , dal punto di vista squisitamente sindacale, che assistiamo, ancora una volta, ad una posizione politica incomprensibile, laddove si è procrastinato l'obbligo per i medici dirigenti che lavorano per delle strutture e, quindi, per lo Stato. La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è : il medico convenzionato per la Medicina Generale, per chi lavora? 

Non valgono, per noi,  le stesse necessità "tecniche", visto che veniamo classificati , per stessa ammissione di Controparte, dei "parasubordinati"?

E' paradossale come lo Stato che, ad ogni piè sospinto, ci ricorda che siamo dei "parasubordinati" chiedendoci impegni degni dei migliori "travet", poi ci considera come liberi professionisti "puri" quando si tratta di imporci obblighi come l' assicurativo, dimenticando che il medico di medicina generale si prende cura dell'assistenza sanitaria di base per conto dello Stato oltre a svolgere mansioni di pubblica utilità nell'ambito delle leggi dello Stato e delle direttive Regionali. 

 L'obbligatorietà dell'assicurazione già vede un mercato in fibrillazione con tariffe in aumento, in mancanza di paletti precisi e specifici per le mansioni ricoperte e difficoltà ad assicurarsi, per le tariffe elevate, per alcune specialità. Situazione che, appunto, ha portato al procrastinarsi dell'obbligo per i dipendenti, in attesa di provvedimenti legislativi ad hoc per definire i paletti "specifici". La medicina generale, invece, secondo il nostro legislatore può tranquillamente affrontare il mare aperto delle tariffe assicurative senza definire i paletti entro i quali muoversi. Perchè?

Il Medico di Medicina Generale è forse figlio di un Dio minore? 

E' anche questo l'aspetto, oltre quello sottolineato dal collega Montefusco, che ci lascia perplessi e delusi.

Tra l'altro, ad aggiungere ulteriore preoccupazione, c'è da sottolineare che nel nuovo "codice deontologico" la mancata copertura assicurativa è motivo di contestazione, essendo citata come "dovere" del medico.


Pasquale Orlando
Medicina e territorio



sabato 24 maggio 2014

Ecco il nuovo codice deontologico dei Medici che sta facendo discutere. Estratto dal sito della FNOMCeO




 

Ecco il nuovo Codice Deontologico pubblicato sul sito della FNOMCeO che sta facendo discutere. Mi permetto  di far osservare che mai si era visto un approvazione a maggioranza. Di solito le variazioni di un Codice che regola la vita di tutti i medici ed odontoiatri sono sempre sate fatte all'unanimità a dimostrazione di un lavoro fatto con attenzione a tutte le osservazioni ed eliminanado quelle norme potenzialmente fonte di divisioni e contenziosi. Magari, di fronte alle  osservzioni poste da alcuni importanti Ordini (clikka) , con un atteggiamento il più possibile aperto e democratico, anche dopo la votazione, si poteva pensare ad un referdum confermativo fra gli iscritti. Non lo impone nessuna legge, ma , forse il buon senso lo avrebbe suggerito. Non si sentiva proprio il bisogno di questo segnale di divisione della Categoria, sia di fronte agli iscritti sia di fronte all'opinione pubblica. La Federazione , a mio parere, non può comportarsi come un qualsiasi organismo "politico" che si può permettere delle decisioni , così vitali, a colpi di maggioranza ( anche se ampia). Possiamo dividerci su tante cose, ma non sui pricipi basilari della professione. Compito di chi dirige cogliere l'occasione per rimediare. A tutti i livelli.
P. Orlando

domenica 20 ottobre 2013

Risanamento del San Raffaele: esempio per il SSN o una "voce isolata" ? Il problema dell'autoreferenzialità e del conflitto di interesse.



L'editoriale

Risanamento del San Raffaele: esempio ?
Il problema dell'autoreferenzialità e del conflitto di interesse nel SSN. 




Su "Il Foglio" è apparso questo articolo, molto interessante ( Il metodo " San Raffaele" - da il Foglio )  a firma di A. Brambilla, dove si parla del metodo utilizzato dai nuovi amministratori dell'Ospedale "San Raffaele" di Milano, per risanare una struttura con debiti paurosi e sull'orlo del fallimento. Si parte da questa encomiabile azione di risanamento per sottolineare che, volendo, senza stravolgere il SSN, così come lo conosciamo, usando lo stesso metro si potrebbe risparmiare fino al 25 % dell'intera spesa sanitaria ( equivalente di una manovra finanziaria !).
L'articolo appare molto interessante, ma sconta, a mio avviso, come al solito, la mancata volontà di aggredire il "vizio di nascita" nel nostro SSN. 
Il " vizio di nascita" si sostanzia in due cose precise, che tutti conoscono, ma che fanno finta di non vedere:
1) autoreferenzialità;
2) conflitto di interesse
che, insieme, rendono ragione della situazione a cui siamo giunti.
Il punto 1 ( autoreferenzialità) è comune a tutti i sistemi sanitari finanziati attraverso la fiscalità generale ( metodo "Beveridge"). Cioè il problema, irrisolto, che vede lo stesso Ente erogatore del servizio essere , al tempo stesso, programmatore, gestore e controllore. Le nostre Regioni, infatti, programmano, nella cornice  del piano sanitario nazionale, la strutturazione dei loro servizi sanitari regionali, stabiliscono le regole, gestiscono i servizi e dovrebbero controllarne gli effetti in termini di risultati ed efficacia della spesa. Va da se che, in qualsiasi sistema economico, se chi controlla gestisce anche le prestazioni, sarà difficile, per non dire impossibile, ottenere una seria revisione degli errori e degli sprechi. La differenza è che, nel privato, il sistema fallisce, mentre nel pubblico si provocano solo disservizi e nuovo debito pubblico, visto che il pubblico non può fallire. Solo che, in questo caso, si finisce con il penalizzare la buona sanità che incide profondamente, non solo sulla fiscalità generale ( che aumenta) ma anche direttamente sulle tasche dei cittadini se è vero, come più volte sottolineato, che gli italiani spendono al di là dei fatidici 107 miliardi di euro del finanziamento pubblico della sanità, anche qualcosa come circa 30 miliardi di euro ( cosiddetta spesa "out of pocket") per il ricorso a sanità privata.
Quindi, prima regola sarebbe quella di separare il momento programmatorio ( politico) da quello gestionale e da quello dei controlli. Controlli che dovrebbero essere "indipendenti" e fatti da organismi con potere sanzionatorio effettivo e che non rispondano alla politica, ma, semmai ai cittadini.
Il punto 2 ( conflitto di interesse) è ancora più cogente e si intreccia con il punto 1) in una sorta di interdipendenza , che produce il corto circuito perverso in cui ci troviamo.
Parliamo, infatti, del conflitto di interesse fra la "politica" ed il "sistema". Se la programmazione è fatta dal livello politico, come si conviene in uno stato democratico, e la gestione, avviene tramite nomine che vengono fatte a livello politico, la domanda , semplice, è la seguente : potrà mai essere fatta una legge che sottrae alla politica il controllo del sistema? A voi la risposta !
Rieccoci, quindi, al punto di partenza. In assenza di separazione fra momento programmatorio e quello di controllo e gestione, difficilmente si potrà agire come ha fatto la nuova amministrazione del San Raffaele, per ridurre il costo complessivo dell'SSN, senza perdere ulteriori punti in termini di efficienza del sistema. Infatti, se le cose restano così come le conosciamo, si continuerà ad incidere con tagli lineari, pur di non intaccare interessi consolidati che non sono esattamente funzionali al cittadino, con buona pace delle , pur legittime, dichiarazioni di soddisfazione del Ministro della Salute in merito ai mancati tagli dell'ultima manovra di stabilità.  . 
Da quello che si vede e si sente, permettetemi di non essere molto ottimista. Ci sarebbe bisogno di una classe politica capace di incidere su questi due punti nodali ( autoreferenzialità e conflitto di interesse) avendo come punto di riferimento l'interesse del cittadino malato.
Il problema, al giorno d'oggi, è che non si vede ancora questa classe politica che abbia il coraggio di operare in tal senso!! 
Pasquale Orlando



lunedì 19 agosto 2013

Medici e computer. Il medico ne é soffocato. Ma il problema non é la macchina.

Si porta  alla vostra attenzione una mia recente lettera inviata e pubblicata da Quotidianosanitá on line a proposito del rapporto fra medico di medicina generale e computer. Argomento sollevato da un collega, qualche giorno fa, il quale si rifiuta di usarlo rischiando la convenzione.
Si é scatenato un  piccolo dibattito al quale ho ritenuto di partecipare, evidenziando quelle che a mio parere sono le "storture" del sistema che si scaricano sul computer.

Clikka  su:

www.quotidianosanitá.it - uso del computer e medicina generale

lunedì 1 aprile 2013

Troise (Anaao) : allo studio possibile disdetta contratto . Riflessioni di un convenzionato.

L'ANAAO, il sindacato più grande della dirigenza medica, per bocca del suo Segretario, Troise, su QuotidianoSanità on line, dice che il suo sindacato sta prendendo seriamente allo studio la possibilità di disdettare il contratto. 
Certo che sentirlo dire da un Dirigente fa impressione. Pensavamo che i medici convenzionati fossero i primi a soffrire della doppia tenaglia dei costi di produzione del reddito in aumento e delle retribuzioni ferme da oltre cinque anni con una perdita del potere di acquisto reale del 20 - 25% . Perdita aggravata dalla politica dei tagli che molte regioni applicano sulla quota variabile del compenso dei convenzionati di medicina generale. Evidentemente ci sbagliavamo e possiamo dire di non essere i soli a risentire di tale contingenza sfavorevole. Quando lo dicevamo eravamo quasi trattati come delle Cassandre, ma, evidentemente, forse, vedevamo giusto. 
Il tempo è galantuomo. Peccato che si è solo perso tempo, nell'illusione di allontanare dalla propria parte i costi della crisi.
La domanda che dobbiamo porci,a questo punto , è la seguente: " si avrà il coraggio di perseguire fino in fondo la strada indicata?"
Sicuramente , fino a quando esisterà chi è più realista del re che tenta di convincerci che è meglio abbozzare e contare sulla bontà del Principe , guardando il bicchiere mezzo pieno, allora la risposta non potrà che essere negativa. Per fare quello che Troise ci fa intravvedere c'è bisogno di una compattezza di Categoria che , al momento, non è dato vedere. A mio avviso, infatti, la disdetta dei contratti dovrebbe essere dell'intera classe medica convenzionata e dirigente del SSN. Solo così, la politica si renderebbe conto di cosa sta realmente accadendo nel mondo della sanità e capirebbe che la salute può essere tutelata, come previsto dall'art 32 della Costituzione, creando le condizioni favorevoli, non solo economiche, ad un impegno serio e motivato degli operatori, in linea con quanto accade nei Paesi più grandi dell'Europa Unita ( siamo sempre la terza economia europea!) e, soprattutto capirebbe che qualsiasi cosa si voglia fare in sanità non si può prescindere dal dialogo e dalla costruzione insieme agli operatori del modello più efficiente ed efficace di sanità.
Se la disdetta dei contratti significa questo, credo che tutto il mondo sindacale medico "responsabile" di questo Paese, debba ragionarci seriamente.
Pasquale Orlando

Leggi su Quotidiano Sanità on line, le dichiarazioni di Troise:

www.quotidianosanità.it - Troise ( Anaao) disdetta contratto

martedì 16 ottobre 2012

Fin dove si potrebbero spingere le politiche riformatrici d'un governo tecnico....


Si segnala questo bellissimo articolo di Luciano Randazzo apparso su L'Opinione , www.opinione.it , del 24 Agosto 2012 sulla deriva del ruolo della medicina di famiglia. Una relazione interessante che, finalmente, rende giustizia , anche sulla stampa, alle ragioni della nostra professione, minacciata dalla politica e da certi sindacalisti di "Palazzo" che, ogni giorno, vendono la nostra professionalità e rendono un cattivo servizio ai cittadini. 

Fin dove si potrebbero spingere le politiche riformatrici d'un governo tecnico composto d'autocrati d'altissimo profilo tecnico? Questa domanda se la stanno ponendo in tanti da circa nove mesi, certi che l'eliminazione di alcuni viatici non risolva il problema economico italiano. Dal 16° secolo c'è memoria scritta della tradizione romana del viatico, cioè la comunione amministrata ai moribondi, e con essa quelle cure che pongono il medico cristiano nello stesso solco che fu del pagano Esculapio. Eppure il medico di famiglia a cui sono abituati gli italiani potrebbe estinguersi. La maggioranza della popolazione non vuole che anche il medico di famiglia, per una scellerata quanto inconsistente politica sanitaria, possa scomparire. "Ce lo chiede l'Europa" non basterebbe a giustificare la scomparsa della figura del medico. La nostra tradizione romantica ci ha abituato ad apprezzarlo, a farlo diventare un nostro caro amico che ci accompagna nei momenti difficili. Quando per quel bene primario che è la nostra salute inizia un cammino che non vorremmo mai compiere. L'eliminazione del medico di famiglia equivarrebbe all'ennesima scelta calata sulla nostra Italia da una politica asservita alle scelte europee. Eppure il medico di famiglia, figura sempre troppo poco considerata, è d'importanza primaria, è l'avamposto della medicina. Quella vera, difficile, autentica. Che sta fuori dalle ovattate stanze dei primariati. Scevra dall'inquinamento politico, anche se ora sta subendo forti aggressioni che ne vorrebbero corrodere il ruolo. Non è demagogia. I fatti ci danno ragione. E siamo certi che gli ingorghi al pronto soccorso saranno il primo risultato di questo futuro stravolgimento. Già da qualche anno s'assiste a sistematici attacchi al ruolo, alla professionalità, alle competenze del medico di famiglia. Attacchi spacciati per tutela degli interessi dei cittadini. Grazie a queste campagne demagogiche, il medico di famiglia rischia di finire a spasso. Pur non avendo seguito corsi specifici, grazie al suo buon senso e a tanta pazienza, fronteggia ansie e malcontenti dei pazienti. I dati ci dicono che il medico di famiglia riduce di oltre l'80 % i carichi del pronto soccorso: evidentemente è scelta europea trasformare i nostri nosocomi in quartieri a mezzo tra lazzaretti e corti dei miracoli. Dal medico della mutua, tanto esaltato da Alberto Sordi nella cinematografia della Prima Repubblica (certamente con buona dose di verità), si è passati al "medico di base", e in ossequio alla cosiddetta "medicina democratica". Anche il medico doveva essere l'espressione di una democrazia partecipativa: in Italia tutti sono diventati "di base" dagli insegnanti ai genitori, quindi anche il medico ci stava bene nella visione di Pci e Cgil di fine anni `70. Ma, superata quella fase, è stata trovata una tranquilla definizione: più serena e domestica, quella di medico di famiglia. E nel momento in cui la famiglia era al centro degli interessi pubblici (elettoralistici) di tutte le fazioni. Oggi, pur rimanendo inalterato il nome (tanto la famiglia va sempre bene e ci tocca il cuore) il medico di famiglia è divenuto un burocrate statalista che, anzichè interessarsi ai problemi sanitari dei suoi assistiti (quelli quotidiani, i più spinosi, dove l'attenzione deve essere sempre alta) deve svolgere funzioni meramente amministrative (oltre a sostituirsi alle carenti strutture ospedaliere). La burocrazia entra sempre di più nello studio del medico di famiglia, facendogli assumere il ruolo di dipendente statale, e in barba al contratto collettivo nazionale: è bene ricordarlo, non configura un rapporto di lavoro subordinato, il medico di famiglia è un incarico libero professionale. Il medico di famiglia trascorre buona parte del tempo non più ad effettuare visite, a valutare le varie terapie, ma a prescrivere. Svolge insomma il lavoro cui è preposto, ed è in gioco anche la sua dignità. Non è dignitoso per il medico di famiglia dover dare informazioni circa le varie certificazioni su cui ruota gran parte del suo tempo, avere contatti diretti con i vari datori di lavoro per i certificati medici di malattia, dover usare più il computer che il fonendoscopio: tutto con dispendio di tempo, e riesce a svolgere il proprio lavoro con orari a di poco estenuanti. Orari che farebbero inorridire l'ultimo degli impiegati statali: le statistiche parlano chiaro, almeno quelle derivanti da fonti ufficiali e non quelle false pubblicate dai mass media di sistema. Hanno dovuto abbandonare l'antica arte medica per abbracciare, senza volerlo e loro malgrado, la burocrazia statale. Qualcuno obietterà che tutto questo è senz'altro a vantaggio del cittadino. Niente di più falso. Tutto è a vantaggio della Pubblica Amministrazione che, non riuscendo più a gestire nulla (come avviene in tanti settori della cosa pubblica) delega al medico di famiglia ogni rogna sanitaria, burocratizzandolo ogni giorno di più. A proposito,la retribuzione è sempre la stessa, e alla faccia dei premi alla professionalità montiana. L'ultima in ordine di tempo, e dopo le certificazioni on line, porta il medico di famiglia (secondo gli ultimi provvedimenti legislativi) obbligatoriamente ad indicare nella prescrizione medica il principio attivo: in Italia tutto diventa obbligatorio quando si vuole dare risalto a qualche intervento. La libertà del farmaco finisce in farmacia, salvo motivare in caso diverso. Per la prima volta si impone l'obbligo di motivazione al medico, e per una scelta che rientra nella sua valutazione e nella sfera della sua libera discrezionalità. Motivazione significa anche controllo sulla scelta del sanitario. Controllare significa sopratutto inibire la libertà della scelta farmacologica, l'atto più esclusivo della professione medica. Non si vuole fare il panegirico del medico di famiglia. Semplicemente spiegare che non si può appaltare per legge la libertà di cura alle lobby, elidendo di fatto la libertà di medici e pazienti. Ed in questa rivoluzione non vi sarà nemmeno un centesimo di risparmio, solo aumento di confusione sanitaria: quindi la già tristemente nota malasanità. Si ringraziano a nome degli italiani i medici seri e scrupolosi: ce ne sono, nonostante la favola sui presunti malcostumi con case farmaceutiche. Non ultima quella di un solone della farmacologia, molto noto per le continue partecipazioni a salotti televisivi, che continua a svolgere il proprio difficile lavoro con abnegazione, tanta competenza, soprattutto serietà. Al senatore Ignazio Marino, anche lui medico, ma di un altro ambiente, vorremmo ricordare la scarsa percentuale di incidenti professionali in cui sono coinvolti i medici di famiglia: quindi invitarlo a visitare (anche solo qualche volta) lo studio d'un normale medico di famiglia che onora la propria professione.

martedì 28 agosto 2012

Grande riforma della medicina generale. Kolkotz dei Medici e morte del medico di famiglia. Critica alla riforma dal punto di vista tecnico e politico.

In una recente intervista il Ministro Balduzzi ha dichiarato che sta lavorando, con i sindacati, ad una rimodulazione del lavoro della medicina generale in modo da ottenere la presenza sul territorio di MMG h24 per rispondere alle urgenze , con riduzione degli accessi impropri ai P.S. Come al solito si continua in questa fissazione di voler cambiare il modo di lavorare della medicina generale. La logica è quella di volerla piegare a fare da tappabuchi alla inevitabile carenza di ospedali  che verrà fuori dai tagli inevitabili alle strutture ospedaliere. Strutture la cui sopravvalutazione è colpa esclusiva della politica e della sua incapacità di pensare in termini di servizio, nonostante tre riforme sanitarie ( 502/92, 517/93 e 229/99) fatte per riportare con "i piedi per terra" il nostro SSN. Servizio estremamente politicizzato , autoreferenziale e monopolista che, di fatto, ha permesso alla politica, in generale, di controllare una formidabile macchina di consenso sociale, economico ed elettorale. Uno dei difetti principali di un SSN basato sulla fiscalità generale ( tipo Beveridge) come il nostro, è la mancanza di controlli indipendenti. Infatti la Regione autorizza, gestisce attraverso le nomine dei managment della AASSLL e controlla al tempo stesso le prestazioni e impone le regole, sia al pubblico che al privato. Questo stato di fatto provoca irresponsabilità politica, con scarsa propensione al controllo della qualità delle  prestazioni. Tutto va bene   ( panta rei, come direbbero i filosofi greci) quando non c'è necessità economica. Non è più sostenibile quando c'è bisogno di razionalizzare le spese con la necessaria introduzione di misuratori di performance e finanziamenti finalizzati. Per poter funzionare, questo tipo di rimodulazione  ha bisogno dell'introduzione di una netta separazione fra il momento programmatorio, quello gestionale e di controllo delle performance. Di tutto ció non c'è traccia nelle varie proposte. Neanche fra i tecnici che ci governano. Il motivo è semplice. Con questa modalità di riforma la politica perderebbe il controllo. Dovendosi misurare, sul serio, con l'effettiva capacità di erogare i servizi ai cittadini e non con la gestione clientelare a cui è abituata. In tutto ció è meglio lasciare le cose come stanno, chiudendo laddove non se ne può fare a meno le strutture obsolete, scaricando sulla MG le prestazioni che si deospedalizzano. Da qui la necessità di "ospedalizzare" il territorio con la creazione di mega-gruppi che dovrebbero rispondere alle necessità del territorio. Si illudono i cittadini che, in questo modo, si potenziano addirittura i servizi. Non si ha nemmeno il pudore di dire che  dei necessari investimenti, per rendere quantomeno operativi questi " iatro-kolkotz", non c'è traccia; se non in qualche piano regionale per lo più in fase sperimentale , per non parlare delle regioni in rientro dal debito. Anzi,  "altre figure di operatori sanitari (?!?)" saranno presenti in questi gruppi, senza menzione dell'origine dei finanziamenti !
Di queste ore, poi, le notizie e le anticipazioni di questa "grande riforma" che consiste nella riscrittura dell'art. 8 del Decr.Leg.vo 502/92 e s.m.i.; quello che stabilisce come si programma l'attività territoriale. Ebbene questo articolo, che fin dall'inizio ha visto la contrarietà dello SNAMI, non fa altro che metter nero su bianco il nostro "contratto". Nonostante che alcuni "grandi sindacalisti" e "grandi società scientifiche" esultino, resta intatto il grido di allarme dello SNAMI.
Infatti questi colleghi, non vedono, o, peggio, fanno finta di non vedere, alcune evidenti "storture" ed obbrobri.
Il primo obbrobrio è la scelta del decreto legge che , sotto le forche caudine della fiducia che, sicuramente, verrà posta per la votazione del provvedimento, all'atto della conversione in legge, vedrà passare questo provvedimento. Questo impedirà qualsiasi dialettica e qualsiasi  confronto serio sui contenuti di questa riforma.
Il secondo obbrobrio è la cancellazione , tout court, della Continuità Assistenziale, edulcorata dall'introduzione del "ruolo unico". Non si vede perchè, infatti, le regioni, seguendo una logica strettamente economica, , debbano pagare due volte per lo stesso servizio, visto che i MMG saranno "turnati" per garantire, nell'ambito del gruppone, la presenza h24, assieme, peraltro, agli specialisti e alle "altre figure" e al "coordinamento" ( ?!) con gli ospedali. Considerando che, in Italia, la media degli assistiti per medico di MG è di 1140 circa e che gli operatori di Continuità Assistenziale sono circa 14 mila, i conti sono chiari e mi meraviglio come altri non se li siano fatti!  
La stortura più evidente è la creazione, nell'ambito della convenzione, di figure "ambigue" , sorta di novelli minotauri, che avranno rapporto orario e a quota capitaria; avranno cosiddetti coordinatori ( capetti) a stipendio , ma convenzionati, in un guazzabuglio che complicherà, non poco, la vita dei colleghi. In tutto questo non è da dimenticare le legittime aspirazioni delle altre "figure mediche" che aspireranno a "dirigere" le nuove aree che, inevitabilmente, andranno dirette.
Tutto ciò per "normalizzare" non il territorio, ma per mettere sotto controllo la figura stessa del libero professionista rappresentato dal MMG che è la sola figura che si può permettere di curare e seguire il proprio paziente libero da qualsiasi condizionamento, perchè vede riconosciuta la sua professionalità   dalla fiducia che l'assistito ricambia con la scelta. Questo stato di fatto, non risponde alle esigenze di programmare la spesa, ridurre le variabili indipendenti e di conservare, al tempo stesso la direzione e la gestione "politica" della Sanità. Anche a costo di scardinare il pilastro stesso della MG, rappresentato dal rapporto di fiducia medico - paziente mediante un "ingabbiamento" del comportamento del medico in rigide direttive tipiche dei rapporti di dipendenza. Snaturando e forzando i limiti, che, saggiamente, il legislatore non aveva oltrepassato nella stesura dell'art. 48 della 833/78, con la complicità, di pseudo - rappresentanti della categoria.
Ecco quindi questa "grande riforma" che, scrivendo per legge un contratto, di fatto, marginalizza il ruolo dei sindacati, riducendo ancora di più lo spazio di garanzia dei MMG.
Eppure ci sono "grandi sindacalisti" e " grandi società scientifiche" che esultano; anzi "sposano" la riforma. Perchè ?
P, Orlando

giovedì 23 agosto 2012

Farmaco equivalente, considerazioni e Cassazione.

Come era, purtroppo , prevedibile la questione della prescrizione del principio attivo sulla ricetta del SSN, ha scatenato la facile demagogia, condita da malcelato senso di rivalsa da parte di chi , con l'atteggiamento tipico della inquisizione di triste memoria , non perde l'occasione di scaricare tutto il fango possibile sulla categoria medica. Sorvolando su queste bassezze, degne si chi le diffonde, mi soffermerò sulle questioni tecniche alle quali nessuno ha risposto ( guarda caso !).
Il medicinale , come viene definito in questa legge, è composto dal principio attivo più gli eccipienti che ne condizionano la funzione , la durata di azione , l' assorbimento , potendo, fra l'altro,determinare gravi effetti collaterali. Orbene, obbligando alla prescrizione del solo principio attivo, il medico non ha la possibilità di verificare le variabili indotte dagli eccipienti e, quindi , di fare una corretta prescrizione. Tutto questo viene impedito anche nella prescrizione del farmaco equivalente, in quanto non si puó indicare una marca specifica ( perchè?) . Negli USA i medici possono paragonare le varie marche di generici che sono iscritte in un apposito libro che certifica, - attenzione ! -,la loro equivalenza terapeutica rispetto al medicinale originatore. In questo modo il medico è messo nelle condizioni si poter prescrivere un medicinale in libertà ,
con coscienza piena di quello che fa. Perchè in Italia non è possibile? Si chiede al medico di fare una prescrizione sulla fiducia in quanto il "medicinale" lo scieglierà il farmacista sulla base di criteri che non potranno essere clinici ( in quanto non ne hanno gli strumenti formativi). E allora di cosa stiamo parlando? Personalmente se non ho la possibilità di scegliere secondo un corretto iter agirò comunque secondo scienza e coscienza. Come ci hanno insegnato all'università : primum non nocere! A gettare benzina sul fuoco della polemica, la recentissima notizia che la Cassazione ha ritirato la rifaximina generi ca che non è stata di riconosciuta equivalente a quella brand! L'AIFA si è subito attivata per rendere effettiva la sentenza.
Auspico che tutti gli attori di questa farsa all'italiana , pensino seriamente a rispondere a questi semplici rilievi pratici e non si facciano convincere dalle sirene della caccia alle streghe indegne di un Paese civile quale è il nostro, se non vogliono trasformare questa questione in in incubo per i medici e i cittadini ai quali una legge dice con che cosa curarsi e non , come nel mondo, il proprio medico di fiducia. Da parte mia continueró a fare il medico secondo la mia formazione ed effettuerò la prescrizione nell'interesse esclusivo del paziente che mi ha dato la sua fiducia.
P.Orlando






Pasquale Orlando

martedì 7 agosto 2012

Sanità e spending rewiew: lobbies, tagli economici e attacco al sindacato

Sotto riportiamo il testo, approvato in via definitiva dalla Camera, dopo il via libera del Senato, relativo alla prescrizione dei farmaci. Non c'è che dire in Italia tutto è possibile; prendiamo atto che l'azione lobbistica è più potente delle considerazioni di buon senso, anche a discapito di un effettiva capacità di prescrizione cosciente da parte del medico. Ormai le considerazioni mediche hanno lasciato il posto alle preponderanti esigenze di carattere economico. Abbiamo già detto dell'assurdità della decisione che, tra l'altro, non fa risparmiare un cent allo Stato, atteso che la differenza fra il farmaco cosiddetto di brand e l'equivalente generico la paga il cittadino ( volontariamente ed informato). I cittadini sono trattati come sudditi , incapaci di poter decidere, dopo consulto con il proprio medico di fiducia,  cosa assumere per curare le proprie patologie. Oltretutto , dalla lettura di questa disposizione, si evince che i cittadini in cura per patologie croniche possono tranquillamente continuare nell'assunzione dei soliti farmaci; mentre quelli che diventano cronici non possono scegliere. Abbiamo dei forti dubbi sulla costituzionalità di tale norma. Adesso come al solito, quello che "ottusamente" si è voluto introdurre, costerà sacrifici ai cittadini che , per vedere riappropiata la propria legittima facoltà di decidere come e con cosa curarsi, dovranno fare un referendum abrogativo di tale norma. 
Altro aspetto del testo approvato sulla spending rewiew in Sanità è il taglio complessivo di 6 miliardi di euro, con le regioni in rientro che vedranno premiati i loro sprechi con la possibilità di aumentare le tasse locali a partire dall'addizionale IRPEF !
In ultimo, ma non per ultimo, il testo prevede che la chiusura degli ospedali sia accompagnata da misure adeguate di potenziamento del territorio con una significativa spinta alla h24 dei medici di medicina generale. Con questo trucco delle tre carte si ingenererà nei cittadini la falsa convinzione che il taglio dei posti letto sarà compensato dalla medicina generale ! Noi sappiamo benissimo che , sul territorio, oltre all'h24 di facciata, non ci sono investimenti, men che mai in termini di attrezzature e di capacità operative. Senza parlare  del gravissimo attacco al sindacalismo medico che con questa imposizione di legge, vedrà, di fatto, scritto i contratti dalla legge stessa! Neanche nei paesi totalitari avveniva tanto!
Ci domandiamo: quando si sveglieranno gli altri sindacati; è possibile che solo lo SNAMI vede queste cose?!
La Segreteria provinciale


Ecco il testo sui farmaci:
11-bis. Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti, è tenuto a indicare nella ricetta del Servizio sanitario nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. Il medico ha facoltà di indicare altresì la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale indicazione è vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità di cui all“articolo 11, comma 12 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. Il farmacista comunque si attiene a quanto previsto dal menzionato articolo 11, comma 12.

Per approfondire e leggere la posizione del Presidente nazionale dello SNAMI, Angelo Testa, andare al link:
Quotidianosanità 

martedì 31 luglio 2012

Spending rewiew: generici, ovvero lobbies e confusione

E' di queste ore il caos sull'emendamento alla legge di conversione , in votazione al Senato, della cosiddetta legge sulla spending rewiew ,relativo alla prescrizione dei generici.
Come al solito, nel nostro Paese, ogni occasione è buona per introdurre emendamenti che, dal punto di vista logico, nulla hanno a che vedere con lo scopo della legge, ma che si prestano a giustificazioni demagogiche per coprire altre intenzioni.
La prima critica, politica, a questo emendamento , a mio avviso, è che ci si deve spiegare cosa c'entra con la spending rewiew. Infatti la differenza fra un farmaco "brand" ed uno "generico" è a carico del cittadino che può, liberamente, scegliere, restando la quota a carico dello Stato invariata. Quindi , se lo scopo è quello del risparmio, esso non viene raggiunto.
La seconda critica è l'evidente forzatura , rappresentata dalla volontà dello Stato , se passa tale emendamento, di intromettersi nella libertà di prescrizione dei medici che, in tal modo, finiranno per essere condizionati dalla economicità ( presunta, come abbiano visto) della prescrizione e dalla paura di eventuali problemi. Ottenendo proprio quello che, a parole, si vuole evitare. La dipendenza della prescrizione da fattori economici e non dalla esperienza e dalla affidabilità verso un determinato preparato, piuttosto che un altro. Neanche negli Stati totalitari si era arrivati a tanto!
La terza critica è di carattere puramente pratica e, se permettete, scientifica. Ci hanno insegnato che un farmaco ( principio attivo) per essere assorbito dall'organismo ha bisogno di essere preparato ed assemblato con delle sostanze, definite eccipienti, che consentono l'assorbimento e la successiva azione farmacologica del principio attivo. Tali eccipienti dovrebbero essere inerti; ma dall'esperienza clinica, ormai acclarata da numerosi studi internazionali, sappiamo che gli eccipienti possono determinare  effetti collaterali più o meno gravi e, in alcuni casi, determinano diversi effetti farmacologici. Tanto è vero che , molti preparati, con uguale principio attivo, hanno addirittura diverse indicazioni.
Orbene, costringere a prescrivere la sola molecola, in pratica, fa fare al medico una prescrizione al "buio" per quanto riguarda gli effetti derivanti dagli eccipienti che egli non può conoscere, in quanto il preparato che verrà assunto dal paziente verrà deciso dal farmacista a seconda di quale preparato egli consegnerà al paziente. 
Questa considerazione basta, a mio avviso, per rigettare in toto questa assurda pretesa che sottrae al medico la capacità di poter prescrivere al suo paziente il preparato che più è indicato e che , presumibilmente, non avrà effetti collaterali dagli eccipienti usati. Senza parlare delle modalità di assorbimento che possono far variare sensibilmente, fino ad annullarlo, l'effetto terapeutico atteso. 
La salute del paziente deve venire prima di tutto e conoscere i possibili effetti della somministrazione di un preparato fa parte di questa sacrosanta preoccupazione che, ogni medico, dovrebbe avere a cuore e, quindi, anche il legislatore.
Alcuni accusano i medici di essere al servizio di lobbies. E' evidentemente un espediente demagogico. Infatti, come spiegare l'introduzione di un simile emendamento in una legge che ha altri scopi, senza un confronto, schietto e sereno con tutte le componenti in causa ( produttori, medici, associazioni e farmacisti) per portare, alla luce del sole, come si fa in una democrazia, le propri argomentazioni, e, successivamente decidere? Le lobby in altre realtà, agiscono in tal modo, apertamente, davanti ad apposite commissioni; non nei corridoi della politica per introdurre degli emendamenti di tale rilevanza, in maniera nascosta che solo l'attenta vigilanza ha potuto in qualche modo mettere in evidenza. Lasciamo al lettore trarre le dovute considerazioni.
Nulla contro i generici. Ma, nell'interesse dei pazienti, bisogna lasciare al medico la libertà di scegliere quale preparato prescrivere, come , fin'ora, è possibile fare.
Alla politica riflettere su tali argomentazioni, anche se siamo consapevole che , in questo momento, le preoccupazioni sono  ben altre; purtroppo.
 Anche questo episodio contribuisce ad allargare il solco fra la politica e il Paese reale!
P.Orlando


Di seguito riportiamo l'emendamento nella prima formulazione e nella seconda formulazione che, pare, verrà licenziata al Senato. Sostanzialmente non cambia molto. Se si vuole essere certi che il paziente assuma quel determinato farmaco, non generico, bisogna sempre giustificare la scelta. 
Sulla seconda stesura, sorge, poi, una domanda: siccome la giustificazione diviene una facoltà ( così parrebbe capire da un attenta lettura); nel caso in cui tale giustificazione non venisse apposta nel prescrivere il preparato "non generico", il farmacista, prima di procedere alla sostituzione con generico, è tenuto ad informare il paziente?
Capirete che dalla risposta a questa domanda, dipende l'effettiva "novità" della seconda stesura. Infatti, se il farmacista, in assenza di giustificazione può sostituire senza dire nulla; allora, di fatto, passa l'imposizione!




prima stesura:


Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili piu' medicinali equivalenti, e' tenuto a indicare nella ricetta del Servizio Sanitario Nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. L'eventuale prescrizione di uno specifico medicinale tra quelli equivalenti deve essere giustificata dal medico con sintetica motivazione scritta.





seconda stesura:


"Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili piu' medicinali equivalenti, e' tenuto a indicare nella ricetta del Servizio Sanitario Nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. Il medico - e' la modifica apportata nel maxiemendamento - ha la facolta' di indicare altresi' la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale indicazione e' vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilita'"







venerdì 11 maggio 2012

Consiglio Nazionale FNOMCeO, 11.05.12 : Bianco su tagli, riforma professioni, ENPAM, governance

Oggi è stato convocato il Consiglio nazionale della FNOMCeO a Roma per discutere di argomenti importantissimi che riguardano la nostra professione, attuale e futura. 
La relazione di Amedeo Bianco , Presidente della FNOMCeO, è reperibile al seguente indirizzo www.fnomceo.it 
Ci preme sottolineare alcuni punti importanti, sui quali tutta la classe medica è chiamata a confrontarsi, per capire, fino in fondo, di cosa si sta parlando e che, ormai, la nostra professione deve essere pronta, da una parte , a contrastare i continui attacchi agli spazi professionali, dettati da una visione esclusivamente economicistica del SSN e, dall'altra, a confrontarsi apertamente per ribadire la propria centralità nell'ambito del SSN, per non essere ridotti a meri fattori di produzione.
1) Patto della salute Stato - Regioni che nel triennio 2012-2014 prevede una riduzione degli stanziamenti di circa 17,5 miliardi di euro, al netto dei 2 miliardi di euro derivanti dal cosiddetto "superticket" previsto per il 2013 !! Il tutto con la ciliegina sulla torta della cosiddetta "spendig review" che ha indicato come "rivedibile" quasi il 90% della spesa sanitaria e previsto come possibile un tasso di revisione del 7-10% !!


2) Bozza di Accordo , ai sensi dell'art.4 del DLGS 28 agosto 1997, n° 281, tra il Governo e le Regioni recante ridefinizione , implementazione ed approfondimento delle competenze e delle responsabilità dell'infermiere e dell'infermiere pediatrico. 
Questa bozza , è tesa solo a ridefinire delle competenze, affidandole a professionisti sanitari a presunto minor costo, secondo la previsione di una posizione che vede l'atto medico e i professionisti come dei meri "centri di costi" e "fattori di produzione" che devono essere funzionali alla visione economicistica delle regioni, strette come sono dalle esigenze di bilancio. In questa ottica poter spostare delle competenze verso attori a minor costo è un evidente vantaggio da parte di chi programma la spesa. Questa bozza, nei fatti, apre la strada a questa visione, lasciando sul campo l'atto medico che è la vera peculiarità della professione medica, non riconducibile ai controlli dei fattori di produzione, riconvertendo il tutto ad una mera declaratoria di competenze tecnico operative. Che fine fa , la peculiarità intrinseca della professione medica; e cioè la diagnosi e la terapia, che ogni medico ha acquisito in un iter formativo di almeno dieci - 12 anni?!


3) Questione ENPAM: momento difficile dell'Ente.


Come si vede un intervento a tutto campo che potrete approfondire sul sito della FNOMCeO, come sopra riportato.
La Sezione Provinciale

martedì 10 aprile 2012

Medicina Generale : siamo alla svolta?

Care Colleghe e Colleghi,


spero che abbiate trascorso una serena Pasqua, perchè, al di là, della pausa, le problematiche che attanagliano la Medicina Generale nel nostro Paese sono sempre lì e, con il trascorrere del tempo, la categoria tutta è sempre sotto attacco. Purtroppo è sempre più evidente che il Territorio, a parole da rivalutare, è invece una preda ambita da altre figure che, complice la crisi economica e , diciamolo francamente, la nostra paura di affrontare le problematiche, tentano di entrare da protagoniste nel nostro campo di azione. La stessa Conferenza Stato - Regioni, sta valutando una ristrutturazione che ci posizionerà, non al centro degli interessi dei pazienti, ma a quello degli interessi del SSN. Ormai non c'è fine al peggio. Tutti tentano di dirci che cosa dobbiamo fare e come. Politici, nazionali e regionali, sindacati dei dipendenti, associazioni dei pazienti e sindacati delle professioni sanitarie. Lo scopo, a parole di difendere i pazienti, è chiaramente quello di occupare spazio a scapito del lavoro della medicina generale. Molte regioni, anzi, hanno iniziato a "spacchettare" la nostra attività, affidando a terzi, come nel caso dei Gregs lombardi e del "cronical care model" toscano, le cure dei cronici che dovrebbero essere al centro della nostra attività di medici di medicina generale. 
Di fronte a tutto ciò assistiamo a varie reazioni che vanno dalla semplice denuncia alla proposta di modelli, addirittura autofinanziati, di altre note sigle.
Di seguito riporto delle considerazioni, già sottoposte all'attenzione di molti di voi, che, credo, non abbiano perso di significato.
In questi momenti di crisi economica, vengono fuori i veri difetti intrinseci di tale sistema ( SSN finanziato con la fiscalità generale- modello Beveridge-); che sono:

1) Conflitto di interessi dello Stato;
2) Autoreferenzialità;
3) Assenza di effettivi controlli.

Il primo punto è determinato dal fatto che lo Stato è, al tempo stesso, programmatore, controllore ed erogatore dei servizi. Siccome lo Stato, vuol dire politica, si capisce il senso di tale osservazione:
Il secondo punto è, anch’esso, figlio del primo. Considerando, appunto, che c’è un conflitto di interesse dello Stato, gli obiettivi e le finalità degli interventi,, sono misurati ed approvati da organismi interni che sono , appunto, autoreferenziali. Non c’è un Autorità indipendente che li giudica, con le evidenti distorsioni che tutti noi vediamo.
Il terzo punto, escluso controlli contabili, è sotto gli occhi di tutti, laddove si considerano l’assenza di controlli sulla effettiva efficacia della spesa in termini di appropriatezza sanitaria degli interventi programmati. Infatti, come accennato sopra, i controlli sono solo di ordine contabile , in ciò esaurendosi, per il legislatore, il controllo di congruenza sulla spesa programmata. Nemmeno si chiedono se , con quei soldi programmati ( e immancabilmente spesi!) si è reso un effettivo servizio ai cittadini in termini di rapporto costo/beneficio.

Questi difetti, sono stati oggetto delle tre riforme ( 502/92, 517/93 e 229/99) che si sono succedute dal 1992. Data importante. Infatti è in quell’anno che viene firmato il famoso trattato di Maastricht che fissava le tappe per la costituzione della moneta comune europea, chiedendo, già da allora, maggior rigore nelle finanze di ogni singolo Paese. Il trattato individuava , anche nel welfare , una campo nel quale fare pulizia in termini economici. In Italia, come detto sopra, di welfare avevamo solo la Sanità. Già allora fonte di sprechi, clientelismo e politicizzazione. Nacquero così le Aziende sanitarie.
Dopo quasi vent’anni i difetti sono restati gli stessi. Nel frattempo, cosa hanno fatto i sindacati medici? Questa è la domanda alla quale dobbiamo una risposta. Analizzando “freddamente” i fatti dobbiamo distinguere due tipi di atteggiamento.
Il primo che definiremo “collaborazionista” parte dalla constatazione che il medico è un ingranaggio del sistema che, nell’ottica aziendale, deve produrre salute attenendosi agli obiettivi fissati dal governo. Tanto vale tirar fuori i maggior vantaggi possibili, senza stare a guardare tanto per il sottile cosa si fa. L’importante è non perdere i vantaggi economici.
Il secondo che definiremo “ costruttivo” parte dal presupposto che il medico è il centro del sistema e, quindi, è giusto essere renumerati per il proprio lavoro , in rapporto alle proprie capacità, in piena autonomia, senza, per questo, comunque chiamarsi fuori dal sistema che, riformato in senso aziendale, richiede competenza, efficienza ed efficacia.
Fin’ora il primo atteggiamento ha permesso una retribuzione, almeno per la medicina generale, avulsa da obiettivi e da rapporti di efficacia. I medici sono stati renumerati per compiti sempre più burocratico-assistenziali che non hanno mai messo alla prova, sul serio, le capacità professionali, in una comoda routine quotidiana da travet. Il problema è che, con la crisi economica, il livello politico ha messo in discussione questo modello ( collaborazionista) chiedendo conto di quanto si andava operando nel territorio che, improvvisamente, è diventato il posto sul quale programmare gli interventi, nel tentativo di ridurre il peso preponderante degli investimenti nelle costosissime strutture ospedaliere. Da qui, la spinta maggiore sulla privatizzazione del contratto e la divisione, famosa, della retribuzione nel 70 – 30; introducendo, per la prima volta, dei meccanismi di retribuzione ad obiettivi.
Il secondo atteggiamento ( costruttivo) che ha visto, da sempre ,lo SNAMI quale fautore; difficile da seguire, perché impegnativo per i colleghi e, perché, difende la dignità professionale del medico, ritenuto, a ragione, il centro del sistema, adesso sta emergendo e, proprio, quando un impostazione costruttiva potrebbe essere l’arma vincente, assistiamo ad una sorte di “depressione collettiva” che rende i colleghi refrattari a qualsiasi forma di proposizione attiva e cosciente.
Eppure Anzalone ci ha insegnato proprio questo. Mettere in discussione se stessi per essere valutati per la propria capacità professionale.
Ovviamente le proprie capacità si misurano con l’inserimento del medico nel sistema nel quale lavora, premiandone la professionalità, senza dimenticare lo scopo del SSN.
Non vedo, quindi, alcuna contraddizione fra l’insegnamento di Anzalone e il voler elaborare modelli che permettano alla Medicina Generale di riappropriarsi del territorio. Altrimenti siamo destinati alla marginalizzazione.
I modelli che i vari Stati, meglio varie realtà regionali europee, stanno adottando puntano tutti sulla valorizzazione del territorio, in un ottica di valutazione costo/beneficio, abbattendo il tabù del divieto di competizione fra pubblico e privato, purchè ciò porti all’efficienza degli interventi sanitari, senza mettere in discussione l’universalità dell’accesso al sistema e la libertà della scelta del luogo di cura.
Questi modelli vedono, per esempio in Italia, la Lombardia e la Toscana, rispettivamente con i CREG e il Cronical Care Model, dei primi tentativi di razionalizzare l’assistenza alle cronicità. La tragedia è che questi modelli vedono la medicina Generale fuori da questa programmazione! E’ sintomatico che, invece di valorizzare la medicina generale, le regioni la saltano completamente. Probabilmente, oltre che da considerazioni banalmente politiche, la medicina Generale si è fatta fuori da sola. Essa , seguendo il modello “collaborazionista” si è richiusa nelle costituende AFT e UCCP, dove si punta solo ad improbabili carriere, fine a se stesse e buone solo per i più scaltri. Ovviamente, laddove tali strutturazioni sono partite. Nelle altre realtà vedo un futuro ancora più nero.
In questi modelli prevale la logica che sarà il cittadino che porterà i finanziamenti alle strutture deputate all’assistenza. Queste strutture, infatti, verranno renumerate con una quota prestabilita, a fronte di determinati compiti ( assistenza ai cronici, per esempio). La quota, ovviamente, rappresenterà una certezza per gli amministratori che, in tal modo, potranno contare, già alla base, su sostanziosi risparmi. Il cittadino poi, farà il resto. Infatti a seconda quale struttura premierà con la sua scelta, determinerà la sopravvivenza, o meno, della struttura stessa. E’, quindi, mantenuto il rispetto dell’universalità e della libera scelta del luogo di cura.
In altre realtà regionali europee, si è addirittura passati oltre ( Spagna). Abbiamo anche le Cure primarie finanziate con una quota capitaria complessiva. Quindi l’Assistenza Primaria, l’urgenza e la specialistica devono misurarsi con una risposta complessiva ai bisogni sanitari del territorio alle cure primarie, appunto. Questo significa collaborazione fra le figure operanti e presa in carico dell’assistenza sanitaria del territorio che risolva, il più possibile, le problematiche di primo livello sul territorio riducendo il ricorso alle cure ospedaliere. Dai dati, ormai consolidati da circa 5 anni, il servizio funziona e piace alla popolazione ed, anzi, rafforza il rapporto di fiducia medico-paziente. Ovviamente ciò si confronta anche con un notevole risparmio per il SSN, in quanto il finanziamento pro capite ( per abitante /anno del territorio)è predeterminato .
Queste esperienze, soprattutto la seconda, hanno alla base una sfida. Quella della presa in carico , a livello del territorio, di funzioni che, fino ad ora, erano esclusive degli ospedali. Parlo delle cure delle cronicità medio-complesse, delle urgenze ( codici bianchi e/o verdi), delle prestazioni specialistiche in stretta collaborazione con la Medicina Generale. In una parola la riappropriazione del ruolo centrale della Medicina Generale che non può più ignorare le cresciute esigenze in termini di cure e di approccio alle malattie. Una rivalutazione professionale dei medici di medicina generale che devono mettersi in discussione, giorno per giorno e misurarsi professionalmente.
Possiamo discutere del come fare “sistema”. Ma non possiamo più ignorare quello che sta succedendo. L’alternativa è il declino della Medicina Generale così come la conosciamo. Se noi “fuggiamo” dal territorio, altre figure, o peggio, organizzazioni, spacchetteranno il nostro lavoro e noi, nella migliore delle ipotesi, finiremo per accentuare di più il nostro lavoro puramente burocratico a servizio,n on del paziente, ma di altro.
Il nostro sindacato, a mio avviso, deve trovare la strada per far fare “sistema” alla medicina generale, coniugando difesa della professionalità del medico, del rapporto duale medico-paziente e, al contempo, raccogliere la sfida che viene lanciata al territorio. Deve, cioè, identificare una strada sulla quale costruire un idea alternativa alla FIMMG, ma che, al contempo, abbia il coraggio di accettare il rimettersi in discussione professionalmente, al fine di riappropriarci del territorio.
Su questo noi dobbiamo, a mio parere, discutere al nostro interno. Perché se non costruiamo qualcosa di alternativo ed importante, la nostra militanza sindacale non avrà avuto un fine. Non c’è più spazio per chi tira a campare fino alla pensione; non è questa la mia idea. Anche perché, oltre a fare un cattivo servizio a noi stessi ( almeno per me) lo faremmo ai giovani colleghi ai quali, continuando su tale strada consegneremmo un futuro da sottopagati e paria del SSN.
A Torino, il 14 aprile, la Consulta delle regioni del nostro sindacato, con l'esecutivo e i responsabili nazionali dei settori della medicina generale, come da mandato del comitato centrale e del consiglio nazionale del 31 marzo e 01 aprile scorsi, inizierà un confronto costruttivo per dare una risposta unitaria alle nuove sfide. Esserci è essenziale.
Diamoci da fare per elaborare idee e dare risposte.

Pasquale Orlando
Segretario Organizzativo nazionale SNAMI


venerdì 23 marzo 2012

Le Iene : medici sotto accusa

Ieri sera alla popolare trasmissione "Le Iene" in onda su un canale privato nazionale, è stato trasmesso un servizio nel quale un anonimo interlocutore ( che si qualificava come un informatore scientifico) e dei farmacisti , con volto nascosto, hanno affermato delle cose gravissime nei confronti dei medici che prescrivevano farmaci con l'apposizione della dicitura " non sostituibile" sulla ricetta. Hanno fatto delle affermazioni del tipo: :
                       "... in cambio di prescrizioni il medico viene mandato a 
                     congressi all'estero o in località IN... gli comprano i computer..." inoltre, 
                     riferito da un informatore che parlava a viso coperto, "... fenomeno presente 
                     nell'70% dei casi...".
Poi, dulcis in fundo, l'intervista a Garattini che, fra l'altro , ha dichiarato :"...il medico
non ha gli strumenti per dire se un farmaco generico funziona meglio
dell'altro...".
Delle affermazioni gravissime che gettano una cattiva luce sull'operato dei medici che fanno il loro lavoro e che si prendono le loro responsabilità con tanto di timbro e firma!!! Passa l'idea, con le percentuali indicate nell'intervista (70%) che l'intera classe medica sia intenta a fare comparaggio e , come messaggio a corollario, che tutti i farmaci generici sono uguali. Quest'ultima affermazione, poi, è strabiliante. Basta andarsi a leggere i "bugiardini" di molti farmaci che, a parità di principio attivo, hanno diverse indicazioni cliniche oltre a differenti eccipienti !! Inoltre in coda al servizio la presentatrice fa due conti e dice che si potrebbero risparmiare un bel sacco di milioni se venissero prescritti i farmaci generici e non quelli di "marca" con il sistema denunciato dal servizio. Non viene detto, però, che la differenza fra il farmaco originale e quello generico la mette di tasca propria il cittadino e che lo Stato paga sempre quello a prezzo più basso!! 
Ci domandiamo : perchè si continua a d attaccare la classe medica con il solito sistema della colpevolizzazione gratuita e senza contraddittorio? E perchè, proprio adesso, in piena campagna per l'H24 e per i codici bianchi?! Giriamo alla FNOMCeO l'onere della difesa della Categoria, offesa ed umiliata da cose come questa. Ovviamente eventuali pecore nere vanno combattute e denunciate. Basta, però, con il solito sistema di fare di tutta l'erba un sol fascio !

mercoledì 21 marzo 2012

SISAC e dintorni : mentre a Roma si discute , Sagunto viene espugnata!

Da voci raccolte pare che la SISAC stia preparando, assieme agli Assessorati di 7 Regioni, una bozza di Convenzione "snella" di poche pagine da sottoporre ai Sindacati. La proposta sarebbe costruita intorno alla apertura h12, sette giorni su sette, degli studi di assistenza Primaria, con incentivazioni a sfruttare le strutture dismesse. Il tutto, come da sospetti, ad "isorisorse". Se tali voci fossero vere si tratterebbe del famoso "de profundis" della Medicina Generale. Pare, inoltre, che qualche sindacato sia giá pronto a sedersi al tavolo!Per dirla con Tito Livio : Dum Romae consolitur, Saguntum expugnatur !